Il bacalà ora è griffato DeCo
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- Categoria: Notizie Prodotti De.Co. di Sandrigo
- Creato: Lunedì, 17 Dicembre 2012 18:35
L'assessore Finozzi presenta il progetto di legge regionale sulle denominazioni comunali
Dopo l'adozione della delibera da parte del Consiglio comunale alla fine dello scorso mese di luglio Sandrigo ha voluto festeggiare la De.Co. del bacalà alla vicentina, alla fine di un anno che ha visto il bacalà protagonista della Via Quirinissima, un percorso promozionale e rievocativo lungo diversi paesi europei realizzato grazie al sostegno della Regione Veneto e degli assessori Ciambetti e Finozzi.
Comune di Sandrigo, Pro loco, Confraternita del bacalà, con Vicenza è e il Tavolo dei Comuni De.Co. hanno infatti ritenuto che fosse giusto celebrare l'ingresso fra i Comuni che hanno adottato una denominazione comunale una comunità che tanto sta operando per promuovere il piatto certamente più noto della terra vicentina e fra i pochi piatti celebri legati indissolubilmente a un territorio, come il fegato alla veneziana o la cotoletta alla milanese.
L'incontro in sala consiliare ha visto i saluti di Fausto Fabbris e di Luciano Righi dopo quelli del sindaco Giuliano Stivan il quale sta pensando alla possibilità di una futura intitolazione di una via o una piazza a Gino Veronelli ma ha anche comunicato che ai vari ingressi nel territorio comunale di Sandrigo è già installata una nuova segnaletica, realizzata d'intesa con Vicenza è, che da il benvenuto a Sandrigo, nel paese di ville venete e del bacalà alla vicentina De.Co., gemellato con Rost in Norvegia.
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TRISSINO/2. Rubega: «È stato un successo».Al salone di Genova gnocchi a ruba Dieci chili in un´ora
La patata Monte Faldo De.Co. tra le identità culturali italiane
Gli gnocchi di Selva sbarcano al salone delle “Identità culturali" di Genova. È stato un grande successo la partecipazione di Trissino alla prima edizione nazionale della Fiera dei prodotti De.Co.«Abbiamo fatto conoscere ai visitatori quanto produce il nostro territorio, in particolare la patata Monte Faldo e gli gnocchi di Selva De.Co. - spiega l´assessore al bilancio e alle attività produttive Camilla Rubega - Basti solo dire che ne sono stati serviti 10 chili, con 3 perse presentazioni di sughi (burro e salvia, pomodoro e basilico, tastasale)».
Lo chef Massimiliano Voltolina si è destreggiato tra i fornelli e l´intera produzione è stata consumata in una sola ora.
«La prima edizione è stata un successo - aggiunge Rubega - Auspichiamo che, forti dell´esperienza acquisita, la prossima partecipazione possa trasmettere maggiormente la genuinità e la fragranza dei prodotti della nostra terra, all! argando prospettive di mercato che già ad oggi sono promettenti. Ringraziamo chi si è prodigato per la buona riuscita dell´esperienza e per la promozione del nostro Comune: in particolare il Consorzio “Vicenza è”. Da tutti è arrivato un aiuto indispensabile per la riuscita dell´evento».A.C.
Il Giornale di Vicenza
venerdì 07 dicembre 2012 – PROVINCIA – Pagina 45
Il consorzio di promozione turistica Vicenza è e Slow Food Veneto,Vi invitano a partecipare presso la Sala delle Fraglie del Centro Congresso Confartigianato (g.c.) in via E.Fermi 201 a Vicenza, alla presentazione del libro
“Luigi Veronelli - La vita è troppo corta per bere vini cattivi”,che avrà luogo venerdì 14 dicembre alle ore 17.00
alla presenza di Gian Arturo Rota, di Casa Veronelli e di Nichi Stefi, autori della pubblicazione, che ne parleranno con Antonio Di Lorenzo, Mauro Pasquali e Vladimiro Riva. Pubblicato da Giunti/Slow Food Editore, il libro, una sorta di biografia ma non convenzionale e per ciò curiosa, fa emergere, per voce di chi l’ha conosciuto in tutti i suoi molteplici e mai banali aspetti, la complessità, la poliedricità e l’originalità di Veronelli e del suo pensiero.
Sarà anche possibile acquistare il libro.
Il Comune di Sandrigo, il consorzio di promozione turistica Vicenza è, la Pro loco di Sandrigo e la Venerabile Confraternita del Bacalà alla vicentina, con il Tavolo di coordinamento dei Comuni De.Co. Vi invitano a partecipare alla presentazione della Denominazione Comunale del Bacalà alla Vicentina che avrà luogo sabato 15 dicembre alle ore 10.30 presso la Sala del Consiglio Comunale del Municipio di Sandrigo in piazza Matteotti 10 a Sandrigo. Dopo il saluto del sindaco Giuliano Stivan, del presidente della Pro Loco Fausto Fabbris e del presidente della Venerabile Confraternita del Bacalà alla Vicentina Luciano Righi, il giornalista Antonio Di Lorenzo modererà una tavola rotonda che vedrà la partecipazione di Gian Arturo Rota di Casa Veronelli, Paolo Massobrio dI Club Papillon, Marino Finozzi Assessore Regionale al Turismo. A seguire interventi di Dino Secco, Giorgio Rossi, Diego Meggiolaro e Francesco Fochesato.
A conclusione Antonio Chemello con i Ristoratori del bacalà offrirà una degustazione del prodotto De.Co. del Comune di Sandrigo
Il formaggio e i latticini “Monte Faldo” vengono prodotti con il latte derivante dagli allevamenti posti appunto nel territorio del Monte Faldo. L’erba e la fienagione con cui vengono alimentate le vacche da latte sono lavorate esclusivamente nella zona collinare del Monte Faldo. Gli allevamenti e i campi coltivati rientrano nei confini amministrativi dei Comuni di Nogarole Vicentino, Trissino, Brogliano, Arzignano e Chiampo.
Il Monte Faldo è un rilievo di origine vulcanica che rappresenta, dal punto di vista geografico, una della ultime propaggini della dorsale lessinea in territorio vicentino; raggiunge un’altitudine massima di 807 m s.l.m. e si trova a spartiacque tra la vallata dell’Agno e quella del Chiampo.
Essendo il formaggio e i latticini dei prodotti trasformati, la loro trasformazione e lo svolgimento del relativo metodo di lavorazione avvengono presso il caseificio sociale avente sede nel Comune di Nogarole Vicentino.
La produzione di formaggio è radicata nel territorio di Nogarole da tempo immemore.
La conformazione di questo territorio collinare e di mezza montagna, spesso frammentato in piccole o piccolissime proprietà, comporta difficoltà notevoli nell’attività agricola e non garantisce una resa paragonabile alle colture intensive della pianura. Per questo l’allevamento del bestiame è da secoli una risorsa importante per l’economia rurale locale.
Nella memoria della popolazione locale si tramanda ancora oggi l’importanza, un tempo, di alimenti semplici ma indispensabili come “pan e formajo” e “polenta e formajo”. Quasi la totalità del latte prodotto veniva riservato alla produzione del formaggio, alimento che arricchiva la mensa di ogni contadino, facile da conservare e disponibile per tutto l’anno.
Questa storica tradizione è testimoniata:
- dagli antichi “estimi” del XVI e XVII secolo, ovvero i censimenti dei terreni e delle proprietà redatti sul territorio da appositi funzionari durante il dominio della Serenissima Repubblica di Venezia a fini fiscali, così come dai documenti del periodo asburgico e del Regno d’Italia;
- dalla conformazione tipica di tutte le contrade, composte per secoli da piccole e modeste abitazioni sempre affiancate da una stalla;
- dall’esistenza ancora oggi di una antica ghiacciaia interrata a pochi passi dal centro del paese, che ha certamente più di un secolo e nella quale si conservava la neve compattata per utilizzarla nella bella stagione per la produzione del burro;
- nella memoria del funzionamento di numerosi caseifici turnari durante lo scorso secolo, sparsi sul territorio per essere comodi per il conferimento del latte per gli abitanti di tutte le contrade: nel centro di Nogarole ne furono realizzate ben tre, una nella frazione di Alvese a pochi passi dalla chiesa, una in contrà Casara, una in contrà Togni (Pugnello di Arzignano), una in contrà Cosari, una a Selva (frazione di Trissino);
- dalla diffusa presenza, in tutto il territorio, dei resti di un complesso sistema di bacini di contenimento più o meno artificiali – detti “laghi” – utilizzati un tempo per raccogliere l’acqua e poi irrigare i prati, per produrre quindi il fieno necessario per l’allevamento;
- dalla sopravvivenza ancora oggi dei “casoni”, vere e proprie stalle d’alta quota sparse attorno alle cime del Monte Faldo (807 m s.l.m.) e del Monte Croce del Bosco (851 m s.l.m.) che testimoniano una antica forma di alpeggio: durante la bella stagione i contadini portavano lassù le vacche a pascolare, così da risparmiare il fieno per il lungo inverno, e il bestiame la notte trovava rifugio all’interno dei casoni.
Nei secoli passati l’allevamento bovino era minoritario rispetto a quello ovino, importante anche per la produzione di lana che veniva lavorata in loco ma soprattutto nel fondovalle; il superamento definitivo del numero di capi bovini avviene nel corso del XIX secolo.
- in una statistica del 1603, limitata ai soli capi bovini, a Nogarole si registrano 26 bovi e 110 vacche. Nel quinquennio 1785-1789 troviamo invece 138 bovini da giogo e 211 pecorini.
- una statistica ministeriale del 1875 evidenzia che, su una popolazione di 1024 abitanti risultavano 97 proprietari di bovini, i quali possedevano in totale 379 capi così divisi: 120 vacche, 46 giovenche pregne, 86 bovi da lavoro, 68 torelli sotto i 6 mesi, 59 vitelli e vitelle sotto i 6 mesi; nessun toro da monta, nessun toro da macello. Solo 38 proprietari possedevano 103 pecore e 19 montoni.
- dal Verbale di ispezione dei servizi di razionamento consumi del comune di Nogarole Vicentino del 1943, stilato dall’ispettore Antonio de Paoli per conto della Prefettura di Vicenza, su una popolazione di 1487 persone risultavano ben 314 conferenti latte.
Il moderno settore lattiero-caseario, basato sulla forma della società cooperativa, ha preso avvio dallo sviluppo del “caseificio turnario”, la cosiddetta casàra, un modello considerato meno efficiente ma che è sopravvissuto fino agli anni Sessanta del secolo scorso.
Mattina e sera, dopo la mungitura ogni famiglia portava il latte in casàra: in base alla quantità di latte conferito durante l’anno, ciascun socio aveva diritto a portare a casa una quantità determinata di formaggio. Il casàro, che spesso viveva al piano superiore del caseificio con la famiglia, riceveva un compenso per il lavoro giornaliero svolto. Ad aiutarlo a far formàjo, a turno, uno dei soci, che quel giorno doveva portare anche la legna, indispensabile per poter fare la cagliata. Un sistema per così dire “democratico” che favoriva i numerosi piccoli allevatori, che da soli avrebbero potuto fare ben poco.
Dei numerosi caseifici turnari del territorio sopravvive oggi la cooperativa in piazza a Nogarole.
In passato la pasticceria era attività orientata alle tavole nobili, se non altro per necessità di ingredienti, – farina bianca, uova, burro, zucchero, – fuori dalla portata dei meno abbienti. Non mancano, tuttavia, ricette che dimostrano come si poteva far di necessità virtù. Uno degli espedienti in tal senso consisteva nell’usare farine miste, nobilitando la plebea farina gialla da polenta con quel tanto che bastava di farina da pane bianco e da torte. Nascono così, tra l’altro, certi biscotti casarecci che fin dal nome, ‘zaleti’, rivelano la prevalente composizione del loro impasto. Quando un’idea è buona, però, fa presto a scalare i gradini della società ed è così che gli ‘zalèti’ entrano ne repertorio dalla pasticceria veneziana: ne risultano dei frollini, inconfondibili anche per la forma a losanga, che contrappongono la grana rustica della farina gialla alla dolcezza del burro con il tocco in più dell’uvetta sultanina e dello zucchero a velo. Gli ‘zaleti’ diventano così classici biscotti da credenza da tirar fuori alla prima buona occasione: in inverno, proponendo una cioccolata in tazza; in estate, con un calice di vino passito a temperatura di cantina. La ricetta ha molte varianti, perché questi biscotti sono ritornati in terra ferma di pari passo agli eserciti veneziani, diventando specialità di ogni città veneta. Uno degli accorgimenti più condivisi è il rinvenimento dell’uvetta sultanina nella grappa; tra le aggiunte aromatiche, scorza di limone ed essenza di vaniglia; in aggiunta o in alternativa all’uvetta, pinoli o giuggiole. Fatta questa debita premessa, si viene al caso di Vicenza, che vanta tra le sue tipicità agroalimentari un mais da polenta senza uguali, il Maranello, cosiddetto perché selezionato nella prima metà del Novecento in quel di Marano Vicentino, non distante da Schio. Ecco dunque che cos’hanno di particolare gli ‘zaleti’ prodotti a Costabissara, sull’esempio della Loison, azienda dolciaria fondata nel 1938, oggi assurta a fama internazionale, che per prima ha recuperato questo ingrediente a suo modo esclusivo e coniato un nome ad hoc, ‘maranei’, che ne segnali esplicitamente l’eccezionalità.
Si conclude oggi il lungo weekend all'insegna del buon cibo, dell'artigianato e della cultura con la prima edizione del Salone delle Identità Territoriali – Scpri & Gusta, il nuovo appuntamento, a ingresso gratuito, dedicato alla valorizzazione dei prodotti e delle eccellenze dei territori in programma alla Fiera di Genova.
Nello spazio dedicato al vicentino è possibile trovare il broccolo fiolaro di Creazzo, una varietà di broccolo coltivata nel periodo invernale esclusivamente sulle colline nei pressi di Vicenza. La sua coltivazione, dopo essere stata apprezzata persino da Goethe durante il suo viaggio in Italia, era praticamente abbandonata nel secolo scorso. Oggi si è riaffacciata prepotentemente grazie alla sua grande versatilità – gratinato, lessato o nel risotto – e a una coltivazione che si basa ancora oggi su metodi tradizionali, tramandati da generazioni, e sul rifiuto di utilizzare sostanze chimiche: una scelta che ha permesso di mantenere inalterate le caratteristiche organolettiche, sapore e colore. Grazie al suo basso contenuto di ossalati il calcio contenuto nel broccolo di fiolaro viene assorbito al 60% ed è adatto alle persone che soffrono di ipertensione grazie all'apporto di potassio. E come tutti i broccoli, come testimoniamo le ricerche mediche della John Hopkins University, la presenza di sulforafane, una proteina dello zolfo, assicura proprietà anti-tumorali.
Dopo la sua riscoperta, grazie anche allo chef vicentino Carlo Cracco, tutti gli anni Creazzo gli dedica una sagra e ora il broccolo di fiolaro è anche nell'orto della Casa Bianca, voluto dalla first lady Michelle Obama.
Di riscoperta in riscoperta oggi Confagricoltura Liguria ha presentato a Sit la zucca spaghetti. A spiegarne le qualità è stato l'unico produttore ligure, Alessandro Cataldi di Calizzano in val Bormida. E' una pianta che richiede cure particolari e che dopo un periodo di abbandono oggi torna alla ribalta. La consistenza interna è quella degli spaghetti e si presta quindi, dopo essere stata lessata o cotta al forno, a essere condita con salse a piacere, come un vero piatto di pasta con il pregio di essere povera di carboidrati. Il consiglio dell'esperto per i gourmand: al forno con pancetta affumicata e gorgonzola o caciocavallo. Il prezzo va da 1,5 a 2 Euro al chilo.
La giornata odierna è caratterizzata anche da un fittissimo calendario di incontri, dimostrazioni, show coking, laboratori e seminari contraddistinguerà la giornata di Programma eventi-food edutainment:
alle 11.00 degustazione guidata di vini liguri d'eccellenza. A cura di FISAR (Federazione Italiana Sommelier, Albergatori e Ristoratori)
alle 12.00 l'Officina dei Sapori propone Gli Archeosapori, la resentazione degli archeosapori (cagliate, cavoli e castagne) e del volume Il cibo in Liguria dalla preistoria all'età romana di Umberto Curti. A cura del Comune di Montoggio.
Alle 13 gemellaggio De.C.O. Vicenza-Reggio Calabria: il riso di Marano sposa le prugne secche di Sappo Minulio. Presentazione e degustazione gratuita presso l'area Food Experience al banco di Vicenza E'.
Leggi tutto su.. http://ligurianotizie.it/oggi-la-giornata-conclusiva-del-salone-delle-identita-territoriali-in-fiera-a-genova/2012/11/25/71438/
Assalto alla Fiera! E' il titolo dei giornali liguri a conclusione del I Salone delle Identità Territoriali – expodeco 2012 di Genova. Tanti acquisti, tanta curiosità e tanti assaggi sono stati al formula di questo successo dove la provincia di Vicenza ancora una volta si è dimostrata molto attiva. La partecipazione infatti è stata massiccia di numerosi Comuni del vicentino che hanno meravigliato, con invitanti e appetitosi assaggini a base di prodotti De.Co., le migliaia di visitatori. In mostra ed in degustazione numerosi prodotti e piatti De.Co., dal broccolo fiolaro alla patata di Selva, dal radicchio di Asigliano al Mais Marano, dai Piselli di Lumignano al riso di Grumolo, dalla sopressa di Valli al formaggio di Altissimo, insomma un tripudio di colori e sapori. Durante la tre giorni si sono svolti numerosi convegni e conferenze ai quali la nostra provincia è stata presente. Infatti Vicenza è stata scelta quale "case history" per raccontare la propria esperienza.
Il noto giornalista enogastronomo Paolo Massobrio, moderatore degli incontri, dopo aver fatto il punto sulle De.Co. con Roberto De Donno, esperto in marketing territoriale e con Gian Arturo Rota, giornalista e collaboratore di Veronelli, che hanno riportato "il modello Vicenza" come modello esemplare da seguire, ha voluto sapere di più sulla MAGNIFICA CONFRATERNITA DEI PRODOTTI DE.CO.. Il presidente del sodalizio, Roberto Astuni, ha spiegato sia la filosofia che accomuna i ristoratori che aderiscono, sia quanto importante è stato l'accordo stretto la scorsa primavera con le ProLoco vicentine che hanno accolto di buon grado la possibilità di collaborare con i ristoratori durante le loro manifestazioni. Gli amministratori dei Comuni liguri presenti al Convegno hanno manifestato l'intenzione di "copiare" il modello Vicenza ritenendolo importante e molto strategico per la crescita di un turismo sempre più di grande interesse e assolutamente vitale visti i particolari momenti di crisi.
Leggi tutto: Tutto esaurito al Salone delle Identità Territoriali
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